Anche al Quarticciolo c’è ancora speranza
Avvenire continua il suo viaggio tra le periferie del nostro Paese e fa tappa anche nella borgata romana del Quarticciolo, dove c'è la parrocchia dell’Ascensione, affidata ai Dehoniani e guidata da padre Daniele Canali. Proponendovi il pezzo di Antonio Mira, vi invitiamo anche a rivedere una puntata de "La casa sulla roccia", prodotto da Tv2000, andata in onda un paio d'anni fa e dedicata proprio a questa parrocchia.Da Avvenire del 3 aprile 2025
(di Antonio Maria Mira)
L’ex commissariato occupato da famiglie e da un doposcuola, la palestra popolare, la parrocchia dalle “braccia aperte”. Sono i tre simboli concreti del Quarticciolo che non vuole essere etichettato solo come luogo di spaccio e di violenza. Che ci sono, e non poco, in questo quartiere romano indicato dal governo come uno dei territori dove esportare il cosiddetto “modello Caivano”. Ma c’è anche molto altro, come scritto dal cardinale vicario, don Baldo Reina, dopo la decisione del governo.
«Il Quarticciolo è una storica borgata della nostra città colpita con forza dalla sofferenza sociale, dalla criminalità, dalla paura, da tensioni, ma al tempo stesso segnata da una luminosa presenza della comunità cristiana e di associazioni e movimenti popolari che si impegnano a favore dei più poveri». Don Baldo ha voluto conoscere direttamente queste realtà, girando per il quartiere, poi in visita pastorale, infine invitando tutti in Vicariato. Tutti insieme, come afferma il parroco padre Daniele Canali, dehoniano, da tre anni alla guida della comunità dell’Ascensione. «Crediamo molto nel lavoro in rete. Lo facciamo da anni. Ora finalmente qualcuno si è accorto che abbiamo bisogno di aiuto. Ma non partiamo da zero, grazie alla tenacia della gente che vuole bene al Quarticciolo». Sabato 1 marzo in più di duemila hanno percorso il quartiere con lo slogan “Quarticciolo alza la voce”. Dicono “Caivano non è un modello”, e chiedono invece che siano sostenute le tante iniziative nate in questi anni. Tra loro la parrocchia. «Qui chiude tutto ma noi siamo vivi e vivaci, un faro di speranza», si presenta padre Daniele. «Lavoriamo molto con le famiglie perché lì incontriamo le povertà: disoccupazione, casa, droga, carcere. La più bella catechesi è quando vado in giro e ascolto la gente». Chiesa in uscita e che accoglie. Il centro di ascolto della Caritas segue più di cento famiglie. «Ci chiedono da mangiare ma soprattutto di aiutarli per questioni legali, di lavoro, per gli sfratti». Ma anche per uscire dalla droga e dal crimine. «Diamo attenzione a ogni persona». Come «gli anziani che si mangiano la pensione col bingo». Impegno e tanta preghiera. Ogni mese e mezzo si accendono i “punti luce”, anche più di dieci palazzi a sera, «momenti di preghiera e per stare insieme. Le famiglie aprono le porte e si mettono in gioco. Accendiamo una costellazione. Mentre il male opera, la comunità prega». Padre Daniele non nega la mancanza di sicurezza. «Serve una riqualificazione delle case ma anche ridare vita a un tessuto sociale. Quarticciolo era una tipica borgata romana, piena di negozi. Ora sono tutti chiusi. Invece più il quartiere è aperto, meno si vende droga». L’abbandono ha favorito le piazze di spaccio. A ogni angolo le sentinelle. Malgrado vari blitz delle forze dell’ordine, anche con scontri, il “mercato” non si ferma, soprattutto crack ad appena 5 euro a “botta”.
Ma il degrado sono anche gli edifici senza manutenzione. Pochi giorni fa è crollato un discendente di un palazzo e sono piovuti a terra anche pezzi di amianto. Ci accompagna Daniele Leppe, avvocato, che ogni settimana apre uno sportello di ascolto per i diritti dei cittadini ed è stato invitato il 25 ottobre all’assemblea diocesana “Ricucire lo strappo: oltre le disuguaglianze”. E davanti a Papa Francesco ha raccontato cosa si fa al Quarticciolo. Le luci concrete, non sterili contestazioni. Dietro la parrocchia c’è una piscina pubblica, abbandonata da anni. Poco oltre, invece, la “palestra popolare”, promossa da “Quarticciolo ribelle”. Era un bocciodromo abbandonato, dal 2015 ospita una palestra di pugilato con 160 iscritti, 60 bambini, maschi e femmine. Si pagano 30 euro al mese, i bambini 15, ma chi non riesce viene lo stesso. Ci sono anche iniziative per il lavoro. A Roma gli occupati sono il 62,7%, al Quarticciolo il 34,2%. Così proprio negli ambienti abbandonati sono nati un birrificio e un laboratorio di ristorazione con 9 donne. L’altro gravissimo “vuoto” è l’assistenza sanitaria. In un quartiere dove la mortalità è del 25% più alta, non esiste un ambulatorio pubblico. E così in un ex locale caldaie è nato l’ambulatorio popolare con venti medici volontari. Ci spostiamo in un altro dei simboli-luce. Un palazzo di sei piani che ospitava il commissariato e ancora prima “la casa del fascio”. Abbandonato a metà degli anni ’80 è stato occupato nel 1998 dal Coordinamento cittadino per la casa. Attualmente ospita 18 nuclei familiari, tutti in graduatoria da anni per una casa popolare. Eppure ci sono ben 100 appartamenti vuoti, ma sono a pezzi, l’Ater non li restaura e le famiglie non hanno certo i soldi per farlo. Qui sarebbero ben spesi i 30 milioni previsti dal governo per il quartiere. Come per la scuola. La dispersione scolastica è sette volte più dei quartieri centrali. Così in alcuni ambienti al pianterreno 60 bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni fanno doposcuola. Minisedie e minitavoli per i più piccoli e materiale educativo montessoriano. Venti educatori volontari. «Perché il quartiere cambia partendo dai bambini». Eppure, ci dicono, «siamo accusati di essere terroristi, amici degli spacciatori, fricchettoni. I primi da sgomberare. Ma qui nessuno spaccia. Venite a trovarci».
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